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Mi è capitato di leggere un rapporto della Società Geografica Italiana. Un dato mi ha spiazzato: negli ultimi cinquant’anni circa 3,5 milioni di ettari di verde, superficie pari, tanto per capirci, a quella di Lazio ed Umbria messe assieme, sono stati ingoiati dal cemento e dal catrame; una gigantesca piattaforma grigia, selvaggia e disordinata, di cui stato, regioni, province e comuni, miopi o collusi con speculatori edilizi, sono i responsabili.
Soffermiamoci
per un momento sui comuni, gli enti a noi più vicini. È sufficiente
guardarsi intorno per notare quanto sia incrementata negli ultimi anni
la cementificazione del territorio: palazzi, case, centri commerciali e
asfalto fagocitano boschi, campi, parchi e verde. Posto che in alcuni
casi si tratta solo di scelte scellerate, la ragione di questo tipo di
politiche è la seguente: mamma roma intasca una quota considerevole del
gettito fiscale di un comune, costringendolo a reperire risorse per vie
alternative, tra le quali, appunto, i c.d. oneri di urbanizzazione;
conseguenze: il paesaggio viene, a poco a poco, snaturato e la
popolazione cresce progressivamente, compromettendo, così, la qualità
dei servizi.
Grazie al
federalismo fiscale, tra qualche anno i comuni potranno trattenere una
percentuale del gettito iva: forse, allora, cesserà lo stupro
legalizzato della natura al quale stiamo assistendo inerti a braccia
conserte.
Nel frattempo possiamo solo sperare che le amministrazioni comunali
agiscano con cervello e lungimiranza, evitando, magari, di barattare
una palazzina squadrata per un vecchio ciliegio o una rotonda immobile
disegnata al compasso per un ruscello vispo e zigzagante.
P.S. Qualche settimana fa, è stato istituito l’ennesimo, inutile
carrozzone all’amatriciana: il Ministero del Turismo, creato al solo di
scopo di distribuire qualche poltrona dorata (sulle spalle dei
contribuenti e alla faccia di chi è, a suo modo, vittima della
recessione economica) e assopire certi mal di pancia all’interno della
maggioranza.
Il Governo, non sappiamo se volutamente o perché distratto dal valzer
di escort sculettanti, ha volutamente ignorato che il turismo, in forza
dell’art. 117, quarto comma della Costituzione, è materia di esclusiva
competenza regionale.
Strano (mica tanto) che il Presidente della Camera, sempre così solerte
nel sollecitare il rispetto della Costituzione, non abbia denunciato
questa manovrina incostituzionale, palazzinara, statalista e
anti-federalista.
Lombardia libera!
Buone vacanze a tucc!
Giovanni Angaroni
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