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IL TEATRO DEI PUPPI PDF Stampa E-mail


Una fredda e grigia mattina di gennaio, intorno a mezzogiorno, camminavo, assorto in pensieri vari, lungo le strisce pedonali che tagliano Piazza Castello, a Milano.


D’un tratto, alzando lo sguardo, mi imbatto in un noto volto della pantomima politica romana.
Quasi dispiace scriverlo ma, a caldo, la prima impressione che quella paradisiaca vista ha suscitato in me è stata di disgusto e indignazione.
“Eccolo qui – ho pensato – l’archetipo del politico i-tagliano”. Imbacuccato nel suo cappotto nero (o blu scuro?) con spalline piuttosto sporgenti quasi fosse l’armatura ingombrante di un glorioso re del passato; grassa e moscia pancia flaccida sedentaria che tanto rivela sull’attitudine di questo signore a starsene seduto dietro ad una scrivania, ben al caldo nella sua turris eburnea, piuttosto che lottare in prima linea sul campo di battaglia del mondo; pacioso faccione rotondo, guanciotte rosse e collo pingue a mò di tacchino; assonnato e occhietti spenti (probabilmente in fase di digestione); sguardo perso ma tuttavia spocchioso, di cui nemmeno degnava il galoppino che si indaffarava accanto a lui e cercava di scambiare quattro chiacchiere senza essere troppo convinto delle domande che gli poneva.

Signori…l’incarnazione dell’anti-politica (o meglio della politica così com’è concepita in i-taglia).
Il politico come non dovrebbe mai essere: un tricheco imbellettato dedito a divorarsi cene pantagrueliche e magari pagare fior di quattrini transessuali d’alto bordo.

La Fiat delocalizza, dopo essersi per anni mantenuta a galla grazie ad iniezioni di finanziamenti statali, cioè grazie al denaro sudato dei contribuenti, del quale le piccole medie imprese lombarde, fatte di gente che si rimbocca le maniche e lavora sodo, il nerbo della nostra economia, non hanno mai potuto godere.
Detto tra noi, io non ce li vedo questi politichetti a manifestare la mattina a zero gradi insieme agli operai di Termini Imerese.
Come finirà questa storia? Un copione già trito e ritrito il quale non riserva più alcuna emozione.
I politichetti se la caveranno con le solite frasi fatte che, in bocca a Miss I-taglia fanno sorridere, in bocca a loro fanno, purtroppo, politica (“Si alla pace nel mondo e no alla guerra”. “Vogliamo un mondo non inquinato”. “Lavoro e casa per tutti”. “Non abbandoniamo i cani” e cianfrusaglie varie).
Nel frattempo la Fiat delocalizzerà e mentre i vari revisori brinderanno all’abbattimento dei costi ed ai maggiori ricavi, un grosso, triste lucchetto blinderà definitivamente il cancello della fabbrica e volterà le spalle a migliaia di padri di famiglia.

L’ennesima, penosa storia italiana.


Lombardia libera!

Giovanni Angaroni

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